9 tecniche infallibili per ottenere un ReTweet

Twitter, si sa, è al centro di migliaia di studi che tentano di capirne le reali dinamiche sviscerandone i meccanismi tweet per tweet. Ebbene, oggi vi voglio parlare della ricerca “The Science of ReTweeting” presentata dallo studio di marketing virale Dan Zarrella.

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Il ReTweet (che chiameremo in confidenza RT) è l’equivalente su Twitter di una citazione , di un like, di un link ottenuto sul web. Tuttavia è interessante leggere un’analisi scientifica che cerca di rintracciare gli elementi comuni dei RT per poter comprendere cosa sia virale e cosa no sul social network dai 140 caratteri. Zarrella ha infatti analizzato i segni di interpunzione, le parole, gli orari, i link, la struttura di migliaia di RT; dopodichè ne ha tratto le seguenti conclusioni:

1) Linkate, ma non usate TinyUrl: i tweet contenenti dei link hanno più possibilità di essere retwettati, tuttavia bisogna fare attenzione a quali servizio di accorciamento degli Url si utilizzano; ad esempio TinyUrl ha un grado di RT del 16% minore rispetto ai link bit.ly.

2) Le parole più retwettabili (teniamo presente che lo studio è in americano) sono You, Twitter, Please, ReTweet e Post. Alla faccia di chi crede che chiedere di fare un “RT, please” sia TwitSpam.

3) Al contrario, ci sono parole che sono praticamente a ReTwettabilità zero: Game, Going, Ahaha, Lol e But.

4) Non siate stupidi: lo studio di Zarrella afferma che i RT hanno in media meno emoticons e  faccine dei normali tweet. Utilizzando il Flesch-Kincaid Test, i RT prevedono in media 6.47 anni di istruzione, contro i 6.04 della media.

5) Non usate il punto e virgola! il 98% dei RT contiene punteggiatura, soprattutto punti, puntini di sospensione e punti esclamativi. Grande assente, il punto e virgola.

6) Originalità: i contenuti originalihanno maggiori potenzilità virali rispetto alla norma.

7) Usate nomi propri, verbi alla terza persona e maiuscole: Zarrella porta come tweet di esempio “Lindsay Lohan Escapes From Rehab Facility”.

8 ) Gli argomenti più virali sono religione, affari, vip e politica, a differenza dei sentimenti personali.

9) Quando twittare? alle 16 del venerdì: il successo è assicurato!

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I politici su Facebook: il dopo elezioni

L’8 aprile avevo proposto la classifica dei politici più amati dalla community di Facebook, ebbene, mi sembra quanto mai attuale riproporla alla luce delle elezioni recenti..sarà cambiato qualcosa? Ecco la Top 10 aggiornata ad oggi!

  1. Berlusconi (136.000)
  2. Bossi (54.000)
  3. Brunetta (54.000)
  4. Gelmini (37.000)
  5. Fini (29.100)
  6. Di Pietro (26.400)
  7. Veltroni (26.000)
  8. La Russa (19.400)
  9. De Magistris (18.600)
  10. Serracchiani (18.000)

Non cambia moltissimo, ma ci sono un paio di fatti realmente notevoli, ovvero la comparsa in top 10 di facce nuove della politica quali Debora Serracchiani e Luigi De Magistris, veri fenomeni dell’audience sui Social Network. Tra l’altro, questi ultimi sono anche gli unici due politicanti che ho ritrovato anche su Twitter (se siano loro o no davvero, non è dato saperlo)..sarà un caso?

Il referendum sulla privacy di Facebook

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La smania referendaria non colpisce solamente i politicanti italiani e la legge elettorale e siccome è sempre più labile il confine tra reale e virtuale non poteva mancare il referendum indetto da Facebook.

Il problema è spinoso, ovvero i termini di servizio di FB: si proponeva infatti che i contenuti generati dagli utenti divenissero di proprietà esclusiva del sito, cozzando così con le regole della privacy e della proprietà intellettuale. In seguito alle ovvie proteste la proprietà di Facebook ha proposto un referendum tra gli utenti in modo da aprire un confronto con essi in merito alle future condizioni d’uso.

Si è aperta così una “fase democratica” del social network, il quale si trova sempre più spesso ad affrontare temi tipici del mondo reale, quale l’annoso problema del raggiungimento del quorum.

Il quorum è stato infatti fissato al 30% degli utenti attivi mensilmente, ovvero circa 50 milioni di voti. Ebbene, il termine ultimo per votare è fissato per il 23 aprile (domani), e sapete in quanti hanno votato? 300.000 appena!

Sorgono due riflessioni: da un lato a quanto pare agli utenti importa ben poco del problema e pertanto si fatica a raggiungere il quorum come nei referendum classici, dall’altro sono già partite le prime critiche che vedono il voto come una sorta di truffa ben mascherata per consultare gli utenti in modo molto superficiale e poi agire come nelle intenzioni iniziali (ma con la coscienza a posto).

Si attendono a breve interessanti sviluppi.

[ Via Repubblica.it ]