Persone 3.0: Ai Weiwei e i giovani cinesi

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Si chiama Ai Weiwei, è un artista ed usa i blog, Twitter e le sue opere d’arte per esprimere e diffondere le sue idee nella Repubblica Popolare Cinese.
Il 15 settembre ha subito un’operazione al cranio per le ferite riportate durante un pestaggio della polizia, l’epilogo violento di una lunga serie di intimidazioni da parte del governo cinese.

In Cina Ai Weiwei è conosciuto soprattutto per aver partecipato alla progettazione del Nido d’uccello, lo stadio olimpico di Pechino, ma tra i giovani è famoso come Ai Weilai (un gioco di parole con il suo nome che significa “colui che ama il futuro”) e il suo blog è diventato una vera e propria fonte di informazione. Una fonte scomoda a tal punto che ad aprile il portale Sina, che lo ospita, ha cancellato molte sue pagine fino a chiuderlo definitivamente senza preavviso.
Ai Weiwei si è subito mobilitato aprendo un nuovo blog su un server straniero che ha raggiunto in breve 10 milioni di lettori.

Ma cosa dice Ai Weiwei di così pericoloso per il governo cinese? Critica e mette in piazza notizie che secondo le alte sfere si dovrebbero tenere per sé.
Ad esempio il fatto che a tutti i computer venduti in Cina venga stato installato un software per la censura oppure che la polizia compia sistematici abusi nei confronti dei cittadini. Abusi di cui ora anche lui è stato testimone diretto.

Nonostante tutto Ai Weiwei non si è mai lasciato intimidire perché intimamente convinto della necessità di essere onesti e parlare a nome della verità.

C’est la manière la plus excitante pour moi de faire de l’art. Ça ne servait à rien de lancer en l’air de belles idées, c’est beaucoup plus efficace de s’attacher à des cas concrets, auxquels les gens réagissent. Les responsables du gouvernement ne savent plus où se mettre.

 

Così Ai Weiwei descrive il suo impegno e le sue idee: la salvezza arriverà da internet e dai giovani che grazie alla rete hanno l’opportunità di farsi un’opinione da soli. E in futuro, spera, di esprimerla liberamente.

Fonte: lemonde.fr

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Donne e internet: un’opportunità rischiosa?

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Quanto rischiano le donne su Internet? È una domanda che dovrebbe lasciare un po’ perplessi perché i rischi su Internet non dovrebbero fare distinzioni di sesso.

Utilizziamo il web per conoscere e farci conoscere, indistintamente uomini e donne che si sia. Eppure è più semplice che domande come “Non hai paura di esporti tanto su internet?”, siano poste a donne piuttosto che a uomini. Perché accade?
Tempo fa mi capitò di leggere l’interessante articolo The insidious danger of ranger di Tara Hunt e oggi ripensandoci mi sono chiesta: è cambiata la percezione sulle donne e internet dal 2007 (anno di pubblicazione dell’articolo)?

Forse non in modo così evidente, ma la presenza femminile in rete non si è lasciata intimidire e ha continuato ad offrire il suo peculiare contributo.

Attraverso i social network è ormai possibile sapere quasi tutto di una persona: twitter dice cosa stiamo facendo, facebook cosa ci piace e di chi siamo amici, flickr e youtube ci mostrano in giro per il mondo, i blog diffondono i nostri pensieri e sentimenti.

Come scrive Tara Hunt:

I guess I have never questioned my safety, but I get reminded of it constantly. At any given time, you can pretty much tell where I am, what I’m doing, who I’m with, what I’m feeling and where I’m going to next. People know what I’m thinking. […]
And, I suppose that this makes me a really easy target for all sorts of nefarious activity, but no more than the men who work in the industry.

 

Non più di quanto succeda anche agli uomini. Però è più facile che notizie di questo tipo finiscano sui giornali quando accadono a donne. Forse perché nell’immaginario collettivo le donne sono considerate più vulnerabili degli uomini e quindi bisognose di protezione?
Purtroppo il risultato è quello di farci sentire ancora più vulnerabili, come se tutte le sfighe capitassero sempre a noi. Ma la realtà è ben diversa.

Forse ha ragione la Hunt quando afferma che l’unica ragione per cui alcune persone ne minacciano altre è per farle tacere. Non accade solo sul web, ma ovunque nella vita di tutti i giorni e si chiama terrorismo psicologico.

Davvero le donne corrono più rischi degli uomini? O i pericoli sono semplicemente pubblicizzati di più? E quali effetti sortiscono?

The ACTUAL danger here is not the danger, itself, but the danger of silencing the myriad of voices through the threat of danger.

 

La Hunt scrive che preferirebbe morire per le sue convinzioni piuttosto che vivere anche un solo giorno nella paura. Forse non tutte siamo tanto coraggiose quanto lei, ma di sicuro siamo molto meno vulnerabili di quanto si continui a pensare. E la nostra voglia di esprimerci non è seconda a nessuno, neppure sul web.

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Psicoterapia online

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La depressione si cura anche online, parola dei ricercatori dell’Università di Bristol.
Uno studio ha infatti dimostrato come una chat tra paziente e terapeuta possa produrre gli stessi effetti benefici di una psicoterapia a tu per tu.

Condotta su un insieme di 297 pazienti, la ricerca ha messo in evidenza come, dopo 4 mesi di “terapia virtuale” il 43% dei pazienti risultava guarito contro il 24% di chi era stato messo in lista d’attesa per una normale psicoterapia ed era seguito dal medico di famiglia.

Le nuove frontiere della psicologia e psicoterapia potrebbero quindi proprio essere online con una serie di aspetti positivi: riduzione delle liste d’attesa, miglioramento dell’accesso al servizio, riduzione dei costi. Anche se naturalmente la buona vecchia terapia tradizionale manterrà il suo primato.

In tempi non proprio favorevoli all’umore, il rischio di soccombere allo stress è più che raddoppiato e, anche se la maggior parte delle persone preferirebbe non ammetterlo, l’aiuto di un Signor/a Estraneo potrebbe essere provvidenziale. Il tutto senza scomodarsi da casa, meglio di così…

Fonte: Cnn.com

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Internazionale a Ferrara: accreditiamo i blogger

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Ieri è iniziato il Festival di Internazionale a Ferrara, un weekend con i giornalisti di tutto il mondo, come recita lo slogan, che terminerà domenica 4 ottobre.
Tra le novità di quest’anno l’annuncio del direttore della rivista, Giovanni de Mauro, che nel suo editoriale del 25 settembre scriveva:

… da quest’anno a Ferrara i blogger potranno accreditarsi e saranno trattati esattamente come i giornalisti di carta stampata, radio e tv.

 

Un’importante presa di posizione da parte di una rivista che negli ultimi anni, pur dichiarando nel 2009 una crescita del 27% della sua diffusione cartacea, si è aperta sempre di più alle nuove tendenze del web rinnovando la grafica della propria homepage e promuovendosi su facebook.

Se anche voi, come la sottoscritta, non avete potuto partecipare all’evento (o siete semplicemente curiosi), nell’area dedicata trovate la possibilità di seguirlo su twitter o sul blog.

Forse dal punto di vista SEO avrebbero bisogno di qualche dritta… ma oggi è sabato e quindi chiuderò un occhio! ;)

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Stay hungry. Stay foolish

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You’ve got to find what you love. And that is as true for your work as it is for your lovers. Your work is going to fill a large part of your life, and the only way to be truly satisfied is to do what you believe is great work. And the only way to do great work is to love what you do. If you haven’t found it yet, keep looking. Don’t settle. As with all matters of the heart, you’ll know when you find it. And, like any great relationship, it just gets better and better as the years roll on. So keep looking until you find it. Don’t settle. - Steve Jobs

 

In ricordo del nostro presidente, Paolo Geymonat, scomparso prematuramente.

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