Internet vs quotidiani: una guerra all’ultima notizia

Era la mattina del 12 novembre 2008 quando all’uscita dalla metropolitana i passanti si ritrovarono tra le mani una copia gratuita del New York Times che titolava: “La guerra in Iraq finisce” (nell’originale “Iraq war ends”).

Iraq war ends - New York Times

Chissà quali pensieri e sensazioni avranno attraversato quelle migliaia di americani mentre sfogliavano un giornale che dichiarava inequivocabilmente: “La guerra in Iraq è finita; Condolence Rice si scusa e ammette che le armi di distruzione di massa non sono mai esistite; viene fissato un tetto massimo alle retribuzioni dei manager; è stata scoperta una soluzione concreta e applicabile all’inquinamento“.
Il NYT di quel giorno era datato 4 luglio 2009.

La notizia del “falso New York Times” fece il giro del mondo e un gruppo di organizzazioni pacifiste e liberal ne rivendicò la paternità: per 6 mesi avevano lavorato alla realizzazione di quello speciale numero del quotidiano stampandone 1,2 milioni di copie e distribuendole all’uscita della metropolitana e agli incroci delle strade nelle città di New York, Los Angeles, San Francisco, Chicago, Philadelphia e Washington.

La notizia è ormai finita nel dimenticatoio, ma Internet possiede uno strano potere: adora le novità che rende obsolete in tempi record, ma al contempo è uno sconfinato archivio storico, una sorta di memoria collettiva mondiale.

Si dice che a causa della sua voracità i quotidiani abbiano i giorni contati: negli USA redazioni storiche dichiarano fallimento come è capitato il 17 marzo al Seattle Post-Intelligence, quotidiano di Seattle fondato nel 1863. Anche il New York Times non naviga in buone acque e in molti, giornalisti e non, ora si chiedono quale sarà il futuro dell’editoria. Sbarcheranno tutti su Internet?

Qualche giorno fa sono inciampata per caso nella vecchia notizia del falso NYT e grazie al suo sito internet ho potuto sfogliare virtualmente quel numero speciale rileggendone gli articoli. La guerra in Iraq non è ancora finita e siamo nel bel mezzo di una crisi finanziaria in cui i governi cercano di tappare alla bene e meglio un tubo ormai arrugginito grondante acqua. Mentre leggevo, mi sono chiesta:

Perché preferire Internet ai quotidiani?

  1. Perché posso visitare il sito del falso (o vero) NYT anche se vivo all’altro capo del mondo
  2. Perché posso leggere tutti gli articoli gratuiti, i commenti e le opinioni di chiunque anche a distanza di moltissimo tempo
  3. Perché posso ignorare qualcosa, ma in potenziale mi basterebbe un clic per conoscerla

Perché preferire i quotidiani a Internet?

  1. Perché il mestiere del giornalista è importante e ha bisogno di essere sostenuto
  2. Perché ogni notizia che si rispetti necessita di un approfondimento e di una critica obiettiva
  3. Perché non sono le novità che fanno la differenza ma i cambiamenti che queste novità innescano

Internet vs quotidiani? Forse no. Si dice: “La gente legge meno. Internet ha preso il posto dei quotidiani. Le persone leggono di più ma preferiscono Internet perché trovano le notizie gratis…”
Tra tante supposizioni mi chiedo però se il caso del falso NYT avrebbe avuto una tale risonanza anche se si fosse affidato solo all’impatto di Internet. Avrebbe colpito in modo così profondo l’immaginario collettivo?
In particolare: sarebbe bastato un falso sito del New York Times, pur così simile all’originale, per trasmettere il messaggio? Se consideriamo che il suo “pubblico” era l’americano medio, che si incontra all’uscita della metropolitana o per le strade, forse il medium scelto, ossia il buon vecchio quotidiano cartaceo, era anche il più adatto a catturare l’attenzione.

Oggi Internet viene vissuto come una maledizione dai vecchi quotidiani, che per troppo tempo hanno preferito negare l’evidenza del cambiamento e ora si chiedono cosa li salverà.

La gente legge meno? O forse vorrebbe leggere altro?
La gente pensa che le notizie debbano essere gratuite? O forse pagherebbe per leggere notizie diverse?

Il giornalismo è ancora vivo e vegeto, ma ha bisogno di un nuovo tipo di giornalista che sappia come raccontare la verità e abbia voglia di raccontarla. La gente da tempo si è accorta che forse i quotidiani hanno smesso di farlo, o di farlo bene.

E voi cosa ne pensate? Il giornalismo vecchio stampo è morto? Internet è il nuovo regno delle notizie? O c’è ancora speranza per i quotidiani? Quali sono secondo voi i peggiori difetti dei giornali e quali invece i pregi che si dovrebbero valorizzare?


Fonti:
- La Stampa.it e Artsblog.it

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