E’la chiarezza degli errori che determina un buon progetto
Paura di semplificare. Apparentemente un uomo dovrebbe avere paura di rischiare, di provare le cose nuove, difficili, trovarsi in un ruolo completamente diverso rispetto a quello “normale” o meglio, ruolo cui finora era abituato di svolgere. E anche vero che in tanti casi la mancanza di volontà di cambiare o crescere deriva appunto di abitudine di stare in una zona di “comodità”, la quale costituisce una sorta di difesa per il proprio ego, ma anche una seria barriera per la crescità.
Oggi pero non volevo parlare di comodità, ormai ci sono un casino di esperti o psico che ne parlano, amministratori delegati che si incazzano sopra, tutto il mondo urla quotidianamente nelle nostre orrecchie: “be cool!”, “be yourself!”, “make a difference”, cogliendo occassione di promuovere nuove e vecchie brand ed introdurre i trend e valori su “mainstream”, in poche parole fare un po’ di grana.
Lascio stare quindi il tema di volonta o paura di essere chissa come figo, che ritengo non sia il vero problema dei nostri tempi. Credo che sia invece buono parlare di paura di semplificare.
E’ arrivato il tempo di dare il paragone calcistico. Scuso quindi tutte le donne, ed invito di farsi una pausa caffe in cucina e tornare per prossimo capitolo. Portatene una tazzina pure per me già che ci siete. Tornando al tema di semplificare, mi ricordo perfettamente uno degli attaccanti di campionato polacco, lasciamo stare il nome che tanto lo scordate dopo 2 minuti (noi polacchi siamo famosi per il calcio, ma quello degli anni 70 e 80:). I suoi gol erano come poesia, uno piu bello dall’altro. Una volta, durante la partita del campionato, c’ha preso la palla vicino alla meta’ dell’avversario, superato due centrocampisti e tirato senza pensare dall circa 30 metri. Goooool! Il portiere non c’aveva nulla ne da dire ne da fare! Un virtuoso! Con un diffetto pero. O meglio due diffetti. Primo: Tirando le somme durante la stagione segnava tipo 6-8 gol, relativamente pochi per un attaccante. Secondo: Faceva letteramente cagare nelle partite importanti, dove nessuno lo aspettava di tirare da 30 metri, ma semplicemente aggiungere il suo porco piede dopo la azione costruita con fatica da tutta la squadra. Usare il porco piede per segnare da 8 metri era molto più difficile per quel attacente, che fare la virtuoseria 30 metri prima. E infatti esso sia evitava di trovarsi nelle situazioni veramente chiare, e chiamate “100%”, oppure tirava dappertutto tranne la rete.
Un virtuoso di calcio dopo pochi anni di giocare in Polonia e finito nella seconda budnesliga, dove ha fatto ancora un paio di tiri da 5000 metri, prima di aver finito la sua mediocre carriera.
Che c’entra la storia di uno pseudo-virtuoso con il project managment del web. Credo che centrassi tanto. Nel web, come in nessun altro ambiente, siamo giustificati dicendo che le cose evolvono troppo velocemente, e sono troppo complesse, corrono troppo. In effetti volendo capire come cazzo si comporteranno 20000 utenti del nostro gruppo su facebook, oppure cosa inventeranno di nuovo i pazzi di Mountain View può portare al mal di testa.
Penso però che spesso la oggettiva complecità della rete, e i fenomeni sociali che ci accadono, viene usata come la scusa di non definire bene gli obbiettivi e di non stabilire il rapporto di trasparenza tra la gente con cui lavoriamo. I fornitori c’hanno paura di essere sgamati (in realta nessuno non e un mago, siamo tutti artigiani, anche se dal punto di vista commerciale quello può non piacerci), e i clienti hanno paura di scoprire la verità sul loro nuovo, “innovativo”, “speciale”, “figo” modello di business.
Come cavarsela con quella paura allora? Beh, a dirla vero, non so bene m’anco io. Ma il fatto che me ne sono accorto direi sia già un tappa avanti:)
Buona notte















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